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| "The spirit of the game", così dicono i nuovi cowboy americani... |
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| Il CAS non è da intendersi come una competizione di precisione... |
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| Nelle gare OWSS sono ammessi revolver a singola azione, fucili o carabine a leva , fucili giustapposti, fucili a pompa di disegno anteriore al 1899.... |
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| L'OWSS dà molto rilievo ai costumi perché danno valore aggiunto alle gare, creano un'atmosfera informale... |
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| L'OWSS dà estrema importanza alla presenza femminile... |
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| FASCINO INTRAMONTABILE |
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Testo di Marte ZANETTE
Foto di Gianni D'AFFARA
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| Nota: cliccate sulle immagini bordate in giallo per ingrandirle |
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Chi non ha mai sognato di tenere fra le mani un Winchester a leva?
Molti dei miei felici ricordi di ragazzo sono delle interminabili cavalcate con la sfrenata
fantasia di chi guardava, trasognato, i paesaggi che scorrevano dietro le scene dei film western,
gli scontri con i "fuorilegge", imitando le movenze del grande "Duke" in "Ombre Rosse" o in un "Dollaro
d'onore", con una inseparabile carabinetta ad aria "Diana", che avevo elevato a rango di
"Winchester", costruendo, con la caparbietà di ragazzo, un accrocco sul ponticello del
grilletto per simulare l'azione della leva.
"Winchester", una parola che è l'essenza stessa della leggenda americana.
In questo articolo ci occuperemo della bellissima riproduzione del fucile Winchester mod.
1892, versione "Take Down" (cioè smontabile) con canna ottagonale da 24", certamente
il modello più bello ed affascinante di tutta la produzione Winchester.
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La bella riproduzione del Winchester mod. 92 "Take Down" della "Armi Sport",
assieme ad un fodero da trasporto artigianale, opera dello scrivente, sullo stile dei
trapper e degli indiani delle pianure.
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L'arma è prodotta dalla fabbrica d'armi "Armi Sport"
di Chiappa Silvia & C, di Azzano Mella (BS), che da molti anni realizza eccellenti
riproduzioni di armi lunghe ad avancarica e retrocarica legate all'epopea del West.
Armi che l'azienda esporta quasi esclusivamente negli Stati Uniti, dove sono commercializzate
con la collaborazione e il marchio "Taylor & Co. Inc.", uno dei maggiori sponsor del CowBoy
Action Shooting, circuito di centinaia di gare ideate dalla Single Action Shooting Society,
che conta più di 70.000 iscritti.
La bellezza, la fedeltà ma soprattutto la precisione e la robustezza delle
riproduzioni nel catalogo della Armi Sport (i fucili Spencer, gli Sharps, i Kentuky, ecc.),
è tale che in pochi anni l'azienda di Azzano Mella (BS) ha esportato negli soli States
oltre 80.000 pezzi.
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| Un po' di storia legata al Winchester |
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Tutto ebbe inizio quando Walter Hunt brevettò un particolare proiettile,
il "Rocket Ball", ed assieme a Jennings Lewis, nel 1849, realizzò un suo bizzarro
fucile denominato "volitional repeater" (ripetitore a volontà).
Da
questo iniziale progetto l'ingegno di armaioli ha
permesso l'ideazione meccanica di armi che hanno fatto,
nel bene e nel male, la storia del West (e degli Stati
Uniti): Smith&Wesson, Volcanic, l'Henry, per finire
con il Winchester.
Chi
avrebbe mai immaginato quanta strada avrebbe fatto nel
campo delle armi l'allora piccolo industriale che
fabbricava camice: Oliver F. Winchester e che risiedeva a
New Haven. Il suo fiuto per gli affari e l'incontro,
quando era a capo della New Haven Arms Company, con
l'armaiolo inventore B. Tyler Henry, e successivamente
con John Moses Browning, quando la ditta aveva già
assunto la sua denominazione ufficiale di "Wincheseter
Repeating Arms Co." hanno permesso la nascita e la vita
all'intramontabile mito della Winchester.
Tutto
prende il via nel decennio 1850-1860, per soddisfare la
generale richiesta di armi che fossero in grado di sparare
con una elevata capacità di tiro e procedette su due
strade parallele: una culmina con la realizzazione nel
1860 del fucile Spencer nella sua forma più perfezionata,
che ebbe comunque vita breve. Era fornito di un magazzino
tubolare posto sul calcio. L'otturatore era
schematizzabile su un settore circolare, in grado di
ruotare avanti e indietro, manovrato da una leva che
costituiva il prolungamento del ponticello del grilletto.
Ebbe come già detto vita breve in quanto non poteva
utilizzare che munizioni di limitata lunghezza e di scarsa
potenza.
L'altra
strada intrapresa è segnata dalla realizzazione del
fucile Henry. Basato sulla meccanica del sistema Volcanic,
brevetto che apparteneva dal 1854 a H. Smith e D.B. Wesson
che avevano realizzato una ingombrante pistola a
ripetizione, prodotta inizialmente sotto il marchio
"Smith & Wesson" (precedente alla fondazione della
omonima grande casa di Springfield) e poi sotto il marchio
Volcanic, dal 1854 al 1860. La produzione della Volcanic
era stata affidata ad una impresa fondata per lo scopo e
denominata appunto Volcanic Arms Company, con sede e
stabilimento e New Haven, Connecticut.
Difficoltà
finanziarie portarono la cessione totale dell'azienda
nel 1857 ad uno dei soci, per l'appunto a Oliver Fisher
Winchester, che nel 1866 ne cambiò la denominazione in
"Winchester Repeating Arms Company".
La
chiara esigenza di sviluppare un'arma che in pieno
rispondesse alle richieste di mercato, ciò di un pratico
fucile a ripetizione e l'evidente validità del sistema
Volcanic indussero a studiarne una forma evoluta e
perfezionata. Gli studi culminarono appunto con la
realizzazione del fucile Henry, merito indiscusso che va
riconosciuto a B. Tyler Henry, che era stato fin
dall'inizio addetto alla supervisione della produzione
delle armi basate sul sistema Volcanic, cioè a leva.
Sotto
la generica denominazione di meccanismo a ripetizione a
leva si raggruppano tutti quei sistemi nei quali la
sequenza delle operazioni di apertura e chiusura
dell'otturatore nonché di espulsione del bossolo
spento, prelevamento della nuova cartuccia dal serbatoio o
magazzino e della successiva introduzione della stessa in
camera di cartuccia, viene effettuata agendo su una leva
che, nella totalità delle realizzazioni pratiche,
costituisce anche il prolungamento del ponticello del
grilletto.
La
chiusura del sistema Henry, è basata sull'impiego di un
arco a tre cerniere e, precisamente, sulla nota
caratteristica fisica di esso, di costituire, allorché le
tre cerniere sono allineate, un solido che può essere
caricato di punta.
Il
sistema fu un seguito sfruttato, con il procedere
dello sviluppo delle armi automatiche, da molte
famiglie di armi, tra le quali ricordiamo per importanza
storica Borchardt - Luger e la famiglia delle
mitragliatrici Maxim.
I fucili
basati sul sistema Henry furono prodotti ininterrottamente
dal 1860 al 1919. Il modello originale, raggiunta la sua
forma e meccanica migliore nel 1862, fu prodotto senza
modifiche di rilievo fino al 1866, anno in cui apparve sul
mercato, migliorato da uno sportellino laterale, con
chiusura a molla (ideato da N. King), per il caricamento delle cartucce nel serbatoio
tubolare, ricevendo la denominazione ufficiale di
"Winchester modello 1866", ma conosciuto da tutti con
il suo nomignolo "Yellow Boy - ragazzo giallo", come
lo soprannominarono subito per la sua brillante cartella
di culatta in ottone.
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(Disegno
in sezione della meccanica del sistema Henry, applicata al
Winchester mod. 1873. L'allineamento dei tre punti A -
B e C determinava la chiusura, secondo il noto principio
dell'arco a tre cerniere, che, quando allineate, formano
un solido che può essere caricato di punta).
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La
versione originale del fucile Henry è il successivo mod.
1866 erano però costruiti per l'impiego di cartucce a
percussione anulare. La rivoluzione del sistema arriva con
il mod. 1873, destinato con la sua versione cal. 44 W.C.F.
(Winchester Center Fire) e denominata anche 44/40, a
restare in produzione fino al 1919. Rappresenta la
naturale evoluzione tecnica del mod. 1866, relativamente
al sistema di percussione e una indubbia struttura
d'insieme più robusta, proporzionata alle cartucce più
potenti impiegate.
Il
successivo mod. 1876 non è che un derivato del mod. 1873
in grado però di impiegare cartucce più lunghe e
potenti, caratterizzato quindi da una maggiore robustezza
e da un meccanismo di ripetizione più lungo.
La
richiesta di munizioni sempre più potenti all'inizio
del decennio 1880-1890 mostrò comunque i limiti del
sistema Henry e la conseguente necessità di sviluppare
sistemi di chiusura che fossero in grado di impiegate le
nuove e più potenti munizioni, mantenendo comunque la
semplicità e la praticità d'uso che caratterizzava i
modelli basati sul sistema Henry.
La
svolta si ebbe con la collaborazione tra Winchester e i
fratelli Browning (John M. Browning e Matthew S. Browning)
che nel 1884 risolsero il problema della chiusura in
maniera diversa dal sistema Henry.
Il
sistema Browning prevede che un robusto otturatore
prismatico scorra all'interno della culatta, compiendo
le usuali operazioni di estrazione ed introduzione nella
camera di scoppio della cartuccia, presentata in posizione
da un opportuno meccanismo di sollevamento. Il movimento
di scorrimento viene controllato dall'estremità
anteriore della leva di comando, sempre formata dal
prolungamento del ponticello del grilletto. La chiusura è
determinata da un robusto chiavistello a scorrimento
verticale, che scorre in due solchi ricavati nel vivo
delle pareti laterali della scatola di culatta; spinto
verso l'alto ed ivi bloccato dalla leva di comando,
blocca a sua volta solidamente l'otturatore,
contrastandone il moto retrogrado che gli viene impresso
dalla pressione dei gas prodotti dalla carica al momento
dello sparo, trasmessa attraverso il fondello del bossolo.
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(disegno
dell'azione, aperta e chiusa, del sistema Browning nel
Winchester mod. 1892. A differenza del sistema Henry, la
chiusura è determinata da un robusto chiavistello,
solidale alla leva di comando, che blocca l'otturatore)
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Dalla collaborazione soprattutto tra il grande J.
M. Browning e la "Winchester" nacquero gli
intramontabili Winchester mod. 1886, 1892 (copia meccanica
del mod. 1886 ma in scala ridotta per l'uso di munizioni
più corte), 1894 e 1895, oltre ad altri progetti per
carabine e fucili a pallini a pompa, con otturatore e un
fucile a leva a pallini, molti dei quali ancora in
produzione.
Ma,
bando alle chiacchiere, è ora di esaminare e provare
questa bellissima realizzazione, frutto dell'ingegno,
della passione e della capacità delle nostre aziende.
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(L'arma degli sceriffi, dei fuorilegge, dei cacciatori e trapper,
ma sopratutto dei pionieri)
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| Componenti e meccanica |
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Tutte le
parti meccaniche sono ricavate dal pieno, con lavorazioni
in macchine a controllo numerico, da pezzi forgiati a in
atmosfera controllata e barre d'acciaio C40 (canna,
castello di culatta, otturatore e parti meccaniche
interne) e acciaio 38 NiCrMo4 per il percussore e la
minuteria.
L'uso
di macchine a controllo numerico e il sapiente utilizzo
dell'elettroerosione su parti che i normali utensili
renderebbero difficili da riprodurre con le medesime
quote, permettono alti standard qualitativi.
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(il pezzo forgiato, a temperatura controllata, e il castello di culatta ricavato)
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Il robusto otturatore prismatico scorre all'interno della
culatta ed in asse con la canna, compiendo le usuali
operazioni di estrazione ed introduzione nella camera di
scoppio della cartuccia, che viene presentata in posizione
da un opportuno meccanismo di sollevamento.
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l'otturatore in fase di lavorazione e
finito, montato sull'arma |
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Il
movimento di scorrimento viene controllato dall'estremità
anteriore della leva di comando, formata dal prolungamento
del ponticello del grilletto. La chiusura è determinata
da un robusto chiavistello, composto da due sezioni, che
scorrono in verticale, in appositi solchi ricavati nel
vivo delle pareti laterali della scatola di culatta e
sullo stesso otturatore; spinti verso l'alto ed ivi
bloccati dalla leva di comando, bloccano a loro volta
solidamente l'otturatore, contrastandone il moto
retrogrado che gli viene impresso dalla pressione dei gas
prodotti dalla carica al momento dello sparo, trasmessa
attraverso il fondello del bossolo.
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Il
chiavistello di chiusura dell'otturatore è solidale
alla leva di comando. Sull'otturatore arretrato si
notano le sedi di alloggiamento del chiavistello che
bloccherà saldamento l'otturatore |
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La bella
canna ottagonale da 24" (609 mm), prodotta nello stesso
stabilimento di Azzano, è ricavata da barre d'acciaio
C40 con il sistema per imbutitura a freddo.
La
camera di cartuccia e il vivo di culatta si presentano ben
lavorati. La rigatura dell'anima di canna è a sei righe
destrorse con un passo di 406 millimetri (1/16") per il
cal. 45 L.C. (914 mm. invece il passo di rigatura per il
cal. 44/40, mentre per il cal. 32 H&R Mag. il passo
ritorna a 406
mm.). La rigatura è ricavata per "ogivatura", con
l'ausilio di una moderna e potente macchina. Il diametro
di foratura (c.d. calibro balistico) delle canna è di
11,23 millimetri (.442 centesimi di pollice). Il calibro
effettivo ai vuoti risulta, dopo il passaggio all'ogivatura,
di 11,43 millimetri ( .450 centesimi di pollice) in
entrambi i casi con tolleranze di +0,02/0,03 centesimi di
millimetro, come previsto dalle severe norme C.I.P..
Curato
il vivo di volata, segno dell'attenzione posta nella
lavorazione
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(La volata della canna, nella foto senza il serbatoio, con il
massiccio mirino).
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Il
mirino è del tipo "sharps blade" (come
insistentemente richiesto dai tiratori americani) e
inserito a coda di rondine con possibilità di regolazione
in deriva allentando un'apposita vite. Il gruppo, a mio
avviso, risulta un po' sovradimensionato.
La tacca
di mira, inserita a coda di rondine, anche questa bloccata
con una vite, è del tipo classico "carbine rear
sigth" (per i più esigenti, in futuro, ci sarà la
possibilità di avere anche le altre classiche tacche di
mira "Winchester" con relativi mirini), e prevede la
possibilità di alzo da 50 a 300 yards.
L'arma
di questo servizio è uno dei 20 esemplari prodotti per la
casa americana in cal. 45 Colt)
Svitando
il lungo serbatoio, agendo su di una apposita leva a
baionetta, posizionata all'estremità del serbatoio
stesso, è possibile dividere e separare velocemente i due
insiemi:
- canna-serbatoio - astina;
- calciatura - castello di culatta-otturatore.
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i due insiemi separati e il particolare della leva di
smontaggio posizionata all'estremità del serbatoio |
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Il "musone" di supporto della canna alla culatta, che si
innesta in questa con una vite a baionetta, consente,
togliendo il puntalino e l'astina, di agire su tre viti;
queste opportunamente avvitate, permettono di recuperare
il gioco fra culatta e canna stessa, in caso non ci sia più
il corretto bloccaggio fra i due insiemi a causa
dell'intenso uso dell'arma.
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particolare
dell'attacco a vite a baionetta della canna con il
"musone" di supporto alla culatta |
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Tutte le
viti e le minuterie (prodotte sempre dalla stessa azienda)
sono temperate, quindi levigate e lucidate alla porcellana
e successivamente brunite. Questo, oltre a garantire una
lucentezza e una durezza superficiale notevole, permette
di evitare, nel caso delle viti, la fastidiosa e poco
estetica slabbratura del taglio della vite stessa, cosa
non da sottovalutare per gli smanettoni come me che non si
ritengono soddisfatti se non smontano un'arma fino
all'ultima vite.
La leva
di armamento, che presiede a tutti i movimenti
dell'otturatore, presenta un'azione dolce e senza
alcun intoppo per tutte le azioni di caricamento,
espulsione del bossolo spento, elevazione e inserimento di
una nuova cartuccia in camera.
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(La cartuccia sollevata dall'elevatore, pronta per essere
introdotta in camera di cartuccia)
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Agevole
l'inserimento delle cartucce attraverso lo sportellino,
ricavato sul lato destro della cartella di culatta, che
presenta spigoli ben curati, con una molla di adeguata
elasticità.
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la cartuccia mentre viene introdotta attraverso lo
sportellino "King" |
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L'arma
può contenere nella versione con canna da 24" dodici
cartucce. Non si è trovata alcuna difficoltà ad inserire
l'ultima cartuccia nel serbatoio.
Di noce i legni del calcio e dell'astina, con
belle venature che, sapientemente lucidati ad olio ed
uniti alla brillantezza della tartarugatura, rendono
l'arma, se possibile, ancora più affascinante.
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(La bellissima realizzazione di Chiappa. Si accompagna proprio
bene alla S.A. 1873 "Frontier six-shooter" inox di
Pietta. Anche questa in cal. .45 Colt)
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| La cartuccia |
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La cartuccia cal. 45 Colt o Long Colt è stata
realizzata dalla casa di Hartford nel 1873 per essere
destinata al nuovo revolver Colt mod. 1873 S.A. Army,
ribattezzato subito "Pacemaker" o "Frontier
Six-shooter" o ancora "Equalizer". L'arma e la
munizione furono adottate nel 1875 dall'Esercito U.S.A.
dove rimase in servizio fino al 1892, quando avvenne la
sostituzione con i nuovi revolver dal tamburo ribaltabile
lateralmente e dalla munizione .38 Long Colt (con la
guerra ispano-americana e l'insurrezione nelle Filippine
comunque gli Stati Uniti si accorsero dell'errore di
aver pensionato troppo presto la .45 e le truppe impegnate
nei combattimenti richiesero in fretta delle armi in
calibro 45 LC dato che il .38 Colt si era dimostrato
troppo poco efficace).
Originariamente caricata con 2,6 grammi (40 grani;
da qui anche l'altra denominazione, in verità poco
usata, 45/40 ) di polvere nera FFG ed un proiettile da
16,5 grammi (255
grani) di piombo, che sviluppava all'incirca 250 metri
al secondo alla bocca del revolver d'ordinanza con canna
da 7,5". Il successivo caricamento con polveri infumi ha
permesso di innalzare la velocità a oltre 280 metri al
secondo.
Prodotta
e ricaricata con proiettili di ogni forma e peso, il
migliore, per resa balistica, rimane però il classico
proiettile "round nose" di piombo o ramato, con la
punta leggermente appiattita, da 255 grani.
Dotata di una precisione intrinseca notevole e di
un eccellente potere d'arresto (determinato dalla
caratteristica deformazione a forma di fungo "mushrooming"),
è stata una delle cartucce più popolari fra gli uomini
della frontiera ed è tuttora, dopo oltre 130 anni, una
diffusissima cartuccia fra gli appassionati di revolver di
grosso calibro. Molti ricaricatori, con rivoltelle di
moderna costruzione, sono capaci di ottenere prestazioni
balistiche quasi paragonabili al .44 Mag..
Le
difficoltà maggiori nella ricarica di una cartuccia come
il .45 Colt
risiede nel fatto che il bossolo è molto capiente, specie
per le polveri infumi moderne. Bisogna quindi trovare
delle polveri che abbiano una densità volumetrica
ottimale, capaci cioè di sfruttare al massimo il grande volume della camera a polvere del bossolo.
Il bossolo cilindrico, di tipo rimmed, ha una
lunghezza massima di 32,64 mm., con collo e testa di 12,18
mm. diametro, mentre il collarino è di 13,00 mm. di
diametro. La sede per l'innesco è di tipo boxer (Large
Pistol). La lunghezza massima della cartuccia, con il
proiettile da 255 grani, è di 40,64 mm. (misure CIP).
La
munizione sta vivendo una nuova giovinezza con le gare del
circuito western, sia negli States che in altri paesi del
mondo.
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|
(Il replica "Winchester" 92 T.D. di Armi Sport-Chiappa
e la "Six-shooter" di Pietta con un'eccellente
realizzazione di una lama in stile "bowie" delle
coltellerie Fox. Strumenti "inseparabili" per
qualsiasi pioniere, cacciatore, fuorilegge o sceriffo)
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| Le prove a fuoco |
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Ho
provato l'arma sulla distanza di 50 - 100 e 150 metri,
con cartucce ricaricate con le stesse polveri e le cariche
che normalmente uso nelle mie "Six-shooter", con canna
da 4 ¾".
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 |
|
le cartucce preparate per la prova, le palle usate e
alcuni bossoli di risulta |
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Ecco il responso del cronografo
(piazzato a 1,50 mt. dalla volata) e i risultati di tiro.
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| Tipo Palla |
Peso |
Tipo Polvere |
Dose |
Vel. Ft/sec |
Vel. m/sec |
E. Kg./m. |
Target Bullet L RNFP Dia .452" |
Grs. 250 |
Rex Gialla |
6,4 |
931 |
283,7 |
66,45 |
| " |
" |
Winch. 231 |
7,6 |
1059 |
322,7 |
86,11 |
| " |
" |
Accurate N.2 |
7,2 |
1084 |
330,4 |
90,13 |
NordWest Bullet LSWC R Dia .454" |
255 |
Accurate N.2 |
7,0 |
1065 |
324,6 |
88,60 |
|
|
Le cartucce ricaricate con la
polvere Accurate N.2 (la polvere da noi si trova con la
denominazione Lovex D032) e inneschi LP Fiocchi si sono
rivelate estremamente costanti. Lo scarto fra il valore più
alto e quello più basso è stato di soli 9 piedi.
Per le polveri Winchester 231 e Rex
Gialla ho usato invece inneschi LP Winchester.
Per tutte le ricariche bossoli RP.
I bossoli di risulta, che
presentano un percussione centrata e potente, non hanno
evidenziato segni anelastici apprezzabili.
Ecco
i valori per le stesse cartucce con il mio revolver S.A.A.
1873 inox di "Pietta", con canna da 4 ¾"
|
| Tipo Palla |
Peso |
Tipo Polvere |
Dose |
Vel. Ft/sec |
Vel. m/sec |
E. Kg./m. |
Target Bullet L RNFP Dia .452" |
Grs. 250 |
Rex Gialla |
6,4 |
752 |
229,2 |
43,37 |
| " |
" |
Winch. 231 |
7,6 |
812 |
247,4 |
50,57 |
| " |
" |
Accurate N.2 |
7,2 |
866 |
263,9 |
57,52 |
NordWest Bullet LSWC R Dia .454" |
255 |
Accurate N.2 |
7,0 |
843 |
256,9 |
55,50 |
|
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Rosata di 10 colpi ottenuta a 50 metri su bersaglio
internazionale di pistola libera. |
|
 |
Rosata di 10 colpi ottenuta a 100 metri. |
|
 |
Rosata di 10 colpi ottenuta a 150 metri. |
|
|
Ho
inserito le rosate ottenute con la cartuccia ricaricata
con la polvere Accurate N.2, e la palla da 250 grani della
Target Bullet trafilata a .452", in quanto si è
dimostrata la munizione più costante, per risultati di
tiro e per dati al cronografo.
Con uno
studio e una ricerca diversa per quanto attiene le
polveri, il tipo di palla e il suo diametro di
trafilatura, si potranno certamente ottenere risultati
migliori; quelli ottenuti li ritengo comunque di tutto
rispetto per un'arma non specificatamente dedicata al
tiro di precisione.
La tacca
di mira ed il mirino montati sul fucile non sono certo
ideali per tale scopo. A 100 e a 150 metri il mirino copre
completamente il barilotto nero ed è veramente difficile
collimare sempre allo stesso punto.
Gli
organi di mira si sono dimostrati però più che
soddisfacenti per il tiro di puro rilassamento (il
classico "pliking" o caccia al barattolo); sono
ritornato ragazzino e mi sono divertito come non mai a far
saltare barattoli di tutti i tipi, come fossero famosi
fuorilegge ed io uno sceriffo indomito, come quelli
interpretati dal grande "Duke" (John Wayne) con il suo
inseparabile Winchester mod. 92.
Le foto
dell'arma sono state realizzate con l'impareggiabile
aiuto di Gianni D'AFFARA, vero maestro-artista della
fotografia, che da molti anni collabora con tutte le più
famose aziende del settore coltelleria di Maniago (PN) per
la creazione dei loro cataloghi. Gianni ha al suo attivo
anche molte pubblicazioni di foto artistiche, con
incantevoli sfondi di particolari "location" della
bella terra friulana.
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| Per concludere |
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La crescita entusiasmante che sta
avendo anche in Italia il tiro western si avvantaggerà
senz'altro di questa bella realizzazione, che per
lavorazione e qualità non ha nulla da invidiare
all'originale. Ho avuto modo di esaminare un originale
mod. 92 nella versione non "Take Down", e devo dire
onestamente che la copia è, se possibile, più bella e
curata. Se non altro ha materiali più moderni e
lavorazioni con le tolleranze date dagli innovativi
macchinari a controllo numerico; credo che questo sia
certamente un punto a favore.
In
Italia troverà senza dubbio seguito tra i tiratori del
Cow-boy Action Shooting, sempre più numerosi ma esigenti
in fatto di realizzazioni.
A questo
proposito anticipo ai lettori la nascita di una nuova
associazione, aperta a tutti gli appassionati di tale
disciplina; si chiamerà "Old West Shooting Society"
e sullo stile della grande associazione americana "Single
Action Shoting Society", organizzerà gare di
Cow-boy action shooting.
L'Old West Shooting Society
nasce per preservare e promuovere lo sport del Cow-boy
Action Shooting, sport multifacciale, amatoriale in cui i
contendenti gareggiano con armi tipiche del periodo del
Vecchio West: revolvers a singola azione, fucili o
carabine a leva, fucili giustapposti, fucili a pompa
anteriori al 1899. Le gare di C.A.S. sono tutte ambientate
e caratterizzate dall' "Old Style". E' stato messo
a punto anche un vero è proprio regolamento per
uniformare gare, armi e modalità.
Sono certo quindi che questa arma, come altre che
vedranno la luce sia in casa Chiappa-Armi Sport che in
altre aziende troveranno sempre ampi consensi fra i
numerosi tiratori che frequenteranno poligoni e campi di
tiro.
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| Scheda tecnica dell'arma |
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| Costruttore: |
"Armi Sport - Armi Chiappa" di Chiappa Silvia
& C. snc
Via Milano, 2 - 25020 Azzano Mella (BS)
www.armichiappa.com |
| tipo arma: |
fucile a ripetizione manuale a leva |
| modello: |
1892 Take Down |
| calibro: |
.45 Colt (disponibile anche in cal. 44/40 WCF, .38
Sp/.357 Mag.) |
| canna: |
ottagonale da 24" pollici (609 mm.)
(disponibile
anche con canna da 20",ottagonale, e da 20" tonda,
vers. carabina) |
| rigature: |
6 rigature con passo costante di 406 mm. (1/16
pollici) per il .45 Colt |
| sistema percussione: |
indiretto a mezzo cane esterno su percussore flottante |
| scatto: |
ad azione singola |
| alimentazione: |
serbatoio contenente 12 cartucce |
| estrattore: |
ad unghia solidale all'otturatore |
| mire: |
tacca di mira tipo "carbine rear sigth" e
mirino di tipo "sharps blade"
(saranno
disponibili anche altre tacche di mira e mirini, stile
Winchester) |
| lunghezza totale: |
1060 millimetri (ingombro di 609 millimetri quando
smontato) |
| materiali: |
acciaio C40 e C38 NiCrMo4 |
| finiture: |
tartarugatura (castello, leva comando, cane,
grilletto, calciolo e puntalino dell'astina) brunitura
nera lucida per canna, serbatoio, otturatore, viti e
minuterie |
| calcio e astina: |
in noce lucidati ad olio |
| prezzo indicativo al pubblico: |
1.100,00 euro nella versione Take Down e 930,00
euro per la versione normale (più che onesto il prezzo in
rapporto alla qualità) |
| numero di catalogo: |
14754 |
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